Yataity del Norte, Paraguay, dom. 20 luglio 2014
NO,GRAZIE, IL MATE MI RENDE NERVOSO
C'è delle volte che il viaggio s'inghippa: stanchezza senza vie di fuga, solitudine da wasteland, mal di testa, problemi meccanici, gentaglia che non si toglie dai piedi...ed è proprio la situazione in cui mi ritrovo, qui nella piccola Yataity del Norte, una strada colle case attorno. E una stazione di polizia dove mi accingo a ripassare la notte.
Intanto, sfatiamo un mito: "il Paraguay è piccolo"...per me si è fatto enorme, non ne posso più, vorrei esserne già sulla frontiera. Invece, mancano 300 ondulati, noiosi, ventosi, faticosissimi kilometri alla frontera de Bella Vista! Tre settimane e poco più che ci sono, ma mi sembra una vita, non ricordo dove fossi prima che in Paraguay, ma ricordo che era bello...
Ieri ne ho fatti 80, gli ultimi 20 costantemente alla ricerca di un posto per accampare, mentre l'aria si faceva fredda e una collina tirava l'altra.
Ma dove può poggiare il capo, un bababiciviaggiatore?
1) Una bonanima ti invita a casa sua.
2) Ti butti in mezzo ai cespugli, se ci sono(e se te la senti).
3) Vai in un albergo(se c'è, e se puoi)
4) Ti rivolgi alle istituzioni: scuola, pompieri, polizia, municipalità, polisportiva, o anche l'eglise...
5) Ti sei cercato su internet qualcuno che ti ospiti.
Nessuna delle 5 opzioni garantisce alcunchè, ma 4 sono gratis, che è un ottimo inizio.
Così, ieri, all'imbrunire, ero lì sul bordo della strada che taglia in due Ytaity: la maglia sudata, infreddolito, maledicevo gli scoppiettii delle moto onnipresenti(qui nessuno cammina) e mi rendevo conto che qui ero nel caso 4), dovevo rivolgermi a un'istituzione, allora mi incammino verso la Polizia, pronto a presentarmi al solito modo, sforzatamente simpatico e volutamente ingenuo: "Vedete, soy un ciclista de Italia, voi sapete mica di un posticino tranquillo dove mettere la mia tenda? mi avevano detto che qui c'era un hotel, ma sembra di no...". Che accadrebbe in Italia, e in Europa, in una simile situazione, mi chiedo spesso?
Qui in Paraguay, va quasi sempre liscia, un rassicurante "ma sei venuto davvero dall'Italia in bici?", un'occhiata al passaporto, un "chiedo al capo", e poco dopo sono lì che mi affanno ad aprire baracca e burattini.
Ma qui è andata in un altro modo: il giovine poliziotto, seduto nel pick-up, era molto sospettoso, e in particolare insisteva sul lato economico: ma soldi ne hai? e chi te li dà? e dove li trovi? ma hai da mangiare? (ma hai il dentifricio? mi chiederanno anche, più tardi).
Ho dovuto dargli la Carta di Credito, allora lui ha chiamato il capo, che l'ha soppesata e poi mi fà: perchè non ti metti nella stanza degli ospiti?
La notte è fredda, ci sono i serpenti etc etc
E parcheggio subito la bici nella stanza, vuota e ordinata (prima che io la disordinassi). Il capo, sui 60, torna nell'auto, al lato della mia finestra, e ci si rinchiude, la radio al max, una musica di merda da rompere i timpani...decido di aspettare, ad aprire i bagagli, se la musica non dovesse smettere dovrei andarmene, anche di notte.
Poi, ha smesso. Ancora delle interviste, mentre ordinano per me una cenetta:
che gentili! ma perchè non esserlo fino in fondo, gentili, perchè non lasciarmela assaporare tranquillo, la cenetta-omaggio?
Insitono che ciucci con loro il mate, vera religione in Paraguay, ma gli ripeto che "no, grazie, il mate mi rende nervoso".
Gliel'ho ripetuto anche stamani il "no, grazie, il mate mi rende nervoso", mentre mi facevo un ennesimo caffè... Sotto il portico della cucina, ero impegnatissimo a centrare la ruota posteriore, comprata 4 giorni fa appena, ce l'avevo ormai fatta, quando CRACK! si spezza un raggio, e la ruota è di nuovo un disastro... E proprio in quel mentre, il capo, che si diverte a parlarmi in guaranì, decide di spostare la sua auto di qualche metro, metterla al mio fianco, e piazzare di nuovo la sua musichetta a tutto volume: "Che tipo di musica preferisce, usted?" mi chiede uno dei due giovani poliziotti: non credo di aver mai guardato nessuno con uno sguardo così carico d'odio!
Intanto, cucinano la carne alla brace, e poi arriva la famiglia del capo, da una città vicina, moglie, figlia e zia. Portano altra carne, arrosto di maiale, e riso condito. E kili di mandioca bollita...
Il capo,lui, continuia ad ascoltare la musica a tutta:
"Ma non bisognerebbe rispettare anche gli altri?" gli chiedo.
"Che? No, siamo in democrazia, il rispetto c'era ai tempi della dittatura". Ehh, il caro vecchio Stroessner! Peccato, sono arrivato in ritardo!
Ma il capo,lui, non scherzava, era serio.
Cerco di mangiare l'arrosto, che intanto era freddo e duro, fibroso, in Argentina ti arrostirebbero vivo per una schifezza di arrosto così, e iniziavo a pensare di sloggiare nel pomeriggio, pur stanco, pur con la ruota di traverso, e rinunciare al letto gratis per un'altra notte, la musica mi rendeva rabbioso, non riuscivo neanche a ingoiare la gazzosa...poi il capo spegne la radio: "Per adesso basta" dice.
Le donne non parlavano, poi la zia mi fa:
"Quando tornerai in Paraguay?", altra tracimazione di odio, poi le dico:
"Dopo la risurrezione di Stroessner".
mercoledì 23 luglio 2014
domenica 13 luglio 2014
All'ombra delle farfalle in fiore
PN Ybycui, Paraguay, venerdì 11 luglio 2014
La lampada attira le farfalle, che mi sbattano sulla faccia.
Lo prendo come una forma di benvenuto.
Il fragore della cascata, a pochi metri da me, è una vera musica per le mie orecchie: non ci saranno animali di grossa taglia, in questo piccolo parco, ma questo è uno dei migliori posti del viaggio, per accampare.
Non lo sarebbe fosse la stagione calda, immagino, col macello di gente che ci sarebbe: in posti da favola come questo, in cui la natura dà il meglio di sè, essere in due sarebbe tanto, essere in tre sarebbe troppo...Ricordo di una tribù africana che contava così: 1, 2, tanti...io invece conto così: 1, tanti, troppi...il passo avanti è matematico.
Sono arrivato qui ieri a mezzogiorno, sollevato dall'aver abbandonato la casetta verde di Julia: ieri mattina, mentre impazzivo per riassemblare il bagaglio, la tensione era evidente, non so che cosa lei temesse... poi mi sono ritrovato on the road, UFFFF, che sollievo! C'est triste, ma con le donne-neanche con quelle di New York-non si può essere "sciolti&naturali", non si può giocare a carte scoperte, il rapporto uomo-donna è davvero inquinato fin nelle radici, c'è un'ipocrisia latente che mi fa vomitare...c'è una barriera che non si può cancellare, e come nelle frontiere tra paesi poveri, ci si accumula tutta l'immondizia...cosa non si deve sopportare, per metterlo dentro ogni tanto! E dire che le avevo fatto ascoltare anche quella canzone, "Giulia", di Gianni Togni, così per scherzo...ma forse l'ha presa male?
Il momento critico, là chez Julia, è stato la seconda sera: io preparavo la cena, senza una parola, e ho voluto chiudere la finestra della cucina...ma quando tiro l'anta verso di me PATAPOOM! una serie di bottiglie cade giù dallo scaffale retrostante...AOHHH! CHE SUCCEDE!? ho gridato in italiano, riuscendo ad evitare di ridere...e scopro che Julia,lei, lega con un cordino l'anta allo scaffale, perchè con il vento non si muova... Julia è arrivata subito(era lì vicino, in effetti, a smanettare silente,tschk-tschk-tschk), ma le bottigliette di salsa, strano ma vero, erano intere...e il thermos???Julia raccoglie il thermos, e lo smonta per vedere se si è rotto...panico! se si è rotto lo devo pagare io? mi chiedo...ma niente, non si è rotto, era un buon termo di quelli robusti...questo della finestra è stato il clou della mia permanenza chez Julia, l'anedotto che racconterò ai nipotini che avrò il piacere di non avere (magari ai nipotini di qualcun'altro?).
Por suerte, c'è lei, la roja, non glielo metto dentro(per ora) ma mi sopporta sopra di lei per ore ed ore...che femmina!
Oggi è stata una giornata densa di movimenti. Sono sceso in bicicletta all'entrata del parco, forse 2km, e mi sono recato al negozio, poco più in là, a fare il pieno di provviste: pane, formaggio, una patata, una cipolla...e vino argentino, ma in brick, perchè il vetro qui nel parco è proibito.
Poi sono andato dal guardiaparque a pagare le due notti di campeggio, circa 2 dollari, e gli ho lasciato la lap-top a caricare, mentre mi sono fatto una camminata per il bosco fino a un'altra cascata, el salto escondido.
Son tornato dal guardiaparque, e di nuovo una scappata in negozio, manca sempre qualcosa, visto che il cibo serve anche a farcire la noia.
Il guardiaparque era ciarliero, ma mi annoiava, e me ne sono tornato qui, altra sudata sulla salitaccia di terra rossa, distrutta dalla pioggia...e non mi sono più mosso dalla veranda o quasi.
Nel pomeriggio, assai caldo, sono sprofondato nel sonno, e al risveglio era già ora di cucinare, visto che l'alcool che ho comprato brucia lento e ci metto una vita a far bollire l'acqua. Alle 17 e 30, è notte, che non è l'ideale per viaggiare in bici, nè per accampare.
Da ieri, l'itinerario è cambiato,e mi sono -forse-liberato da un peso: quello di dover passare per Asuncion...pensavo di andarci per certi necessari ricambi della bici, ma Oscar, una guida eco-turistica che era qui ieri con due clienti e un vecchio biologo tedesco, m'ha detto che a Villarica troverò tutto ed è una bella cittadina...così domattina parto verso Villarica, 70km, e non verso Asuncion.
Il biologo tedesco (ne ho indovinato la nazionalità, con suo disappunto, il deutsch perde il pelo ma non il vizio) vive in Paraguay da 30 anni:
"30 anni fa, era un paradiso, il Paraguay...c'era la dittatura, ma potevi dormire per strada e nessuno ti toccava. Oggi ammazzano impunemente."
Non so perchè tutti mi dicono che ai tempi di Stroessner "si poteva dormire per strada", forse perchè immaginano che io dorma per strada? Perchè non credo che il vecchio biologo tedesco-nè i suoi figli- dorma spesso per strada...
Oscar diceva invece che fino a 5 anni fa si stava bene ad Asuncion...
"E che è accaduto 5 anni fa?"
"Molta gente nella campagna ha venduto-credendo di concludere un affare- la terra a multinazionali brasiliane che ci piantano la soya, e sono arrivate ad Asuncion, a vivere nella miseria della periferia, senza lavoro...i giovani si danno alla droga e al crimine, e questo ha cambiato la faccia di Asuncion, che adesso è enorme e pericolosa.
In Brasile, le banche concedono prestiti a tassi ridicoli ai latifondisti, che vengono in Paraguay a comprarsi la terra, magari dopo aver regalato alla gente un'antenna e una TV, per farle credere che la felicità è altrove."
"E i politici (che la gente vota)?"
"E i politici sono collusi."
Questa storia-quella del flusso dalle campagne alle città-è antica e rivoltante, e ancora qualcuno la fa passare per "tappa inevitabile del progresso" e-peggio-ancora molti ci credono... Altra storia antica e rivoltante: che la gente sappia scegliersi solo i politici che la fotteranno, ma non si può capire questo da parte in causa, ci vorrebbero i marziani, con il loro disatnte, vitreo sguardo obiettivo, per spiegare perchè l'uomo sia così coglione per non parlare della donna).
Ovviamente, l'industrializzazione dell'agricoltura riduce la mano d'opera nella campagna, ma questo ha il solo -discutibile- vantaggio di aumentare la produttività (e di condurre alla sovraproduzione, inevitabile, oltre che al cibo-spazzatura).
PROGRESSO, SVILUPPO, CRESCITA ecco tre parole abusatissime che ogni persona onesta eliminerebbe dal dizionario socio-economico...
Intanto, grazie alle info di Oscar, io elimino il progresso(Asuncion) e resto nella quiete antica della campagna paraguaya(Villarica).
mercoledì 9 luglio 2014
Another day in Paraguay, Ybycui, 9 luglio 2014
IN UN MONDO troppo pieno di tutto, alcuni decidono che la cosa migliore da fare è lavorare gratis, anzi: pagare per lavorare.
Tra questi, la gentile Julia, che da due anni occupa questa casetta nella campagna paraguaya poco a sud di Ybycui.
"Bello, hai scelto un bel posto qui in Paraguay" le ho detto due giorni fa, al mio arrivo qui in qualità di couchsurfer (e di suo primo ospite come couchsurfer, nella mia lunga carriera).
"Non l'ho scelto io, mi ci hanno mandata, coi Peace Corps non puoi scegliere dove andare, puoi rifiutare, ma poi non ti proporranno nient'altro".
E' dura, allora, lavorare pagando! C'è competizione, anche per lavorare pagando, e certi che si lamentano che ci sia competizione per lavorare pagati!
Attendevo con molta curiosità di sbarcare qui a casa sua, non capita spesso che una giovane donna sola mi ospiti: che accadrà? mi lascerà andare via? mi lascerà mangiare tranquillo quei rigatoni che attendo di masticare in pace da qualche settimana? Ma facevo finta: è un pezzo che ho scoperto che il massimo che posso sperare, è che non accada niente di male.
Beh, non sta accadendo alcunchè di male, qui chez Julia, anche se mi sento un pò come Koistinen, protagonista sciagurato di un film dell'immenso Aki kaurismaki che ieri sera ho rivisto con Julia: come Koistinen, fatico a sucitare interesse, in Julia in particolare, ma del resto anche lei non ne suscita in me, almeno con tutti gli stracci che ha addosso, con quest'umidità insopportabile e questo venticello australe che fin qui sul Capricorno viene a gelarti la schiena, però qualche domanda gliela faccio, la mia apatia cerco di combatterla, perchè non la considero accettabile, mentre lei no, me la tira in faccia senza ritegno(l'apatia) e mi fa credere che la disturbo se le parlo mentre digita qualche cazzata sullo smart phone...a un certo punto volevo dirle: Eh, Julia, anything wrong? guarda che per me vai bene,anzi, mi piaci molto! Ma poi non ho detto niente, peccato.
La noia(gratis, ci mancherebbe) fa parte dei miei bagagli da un pezzo, e da un mese, da quando ho lasciato quell'area selvaggia che è el impenetrable, nel profondo Chaco argentino, la noia domina le mie giornate come un grande sole appannato...inarginabile, si fa persino dolorosa quando mi tocca condividerla, come qui con la giovane donna di Seattle, come coi pompieri che cosi' spesso mi ospitano, e le cose da dire finiscono dopo pochi minuti(a farla lunga), e allora mi metto a fare i cazzi miei, necessari o meno, per evitare al max. quella spiacevole sensazione di insufficienza comunicativa che cala tra me e gli altri teatranti, preoccupati-si potrebbe dire-anzitutto di non lasciare un segno, un barlume di ricordo nello strano ospite italiano, il bababici.
L'unico sollievo è sapere che me ne pedalerò via, ancora una volta.
Come domattina.
Tra questi, la gentile Julia, che da due anni occupa questa casetta nella campagna paraguaya poco a sud di Ybycui.
"Bello, hai scelto un bel posto qui in Paraguay" le ho detto due giorni fa, al mio arrivo qui in qualità di couchsurfer (e di suo primo ospite come couchsurfer, nella mia lunga carriera).
"Non l'ho scelto io, mi ci hanno mandata, coi Peace Corps non puoi scegliere dove andare, puoi rifiutare, ma poi non ti proporranno nient'altro".
E' dura, allora, lavorare pagando! C'è competizione, anche per lavorare pagando, e certi che si lamentano che ci sia competizione per lavorare pagati!
Attendevo con molta curiosità di sbarcare qui a casa sua, non capita spesso che una giovane donna sola mi ospiti: che accadrà? mi lascerà andare via? mi lascerà mangiare tranquillo quei rigatoni che attendo di masticare in pace da qualche settimana? Ma facevo finta: è un pezzo che ho scoperto che il massimo che posso sperare, è che non accada niente di male.
Beh, non sta accadendo alcunchè di male, qui chez Julia, anche se mi sento un pò come Koistinen, protagonista sciagurato di un film dell'immenso Aki kaurismaki che ieri sera ho rivisto con Julia: come Koistinen, fatico a sucitare interesse, in Julia in particolare, ma del resto anche lei non ne suscita in me, almeno con tutti gli stracci che ha addosso, con quest'umidità insopportabile e questo venticello australe che fin qui sul Capricorno viene a gelarti la schiena, però qualche domanda gliela faccio, la mia apatia cerco di combatterla, perchè non la considero accettabile, mentre lei no, me la tira in faccia senza ritegno(l'apatia) e mi fa credere che la disturbo se le parlo mentre digita qualche cazzata sullo smart phone...a un certo punto volevo dirle: Eh, Julia, anything wrong? guarda che per me vai bene,anzi, mi piaci molto! Ma poi non ho detto niente, peccato.
La noia(gratis, ci mancherebbe) fa parte dei miei bagagli da un pezzo, e da un mese, da quando ho lasciato quell'area selvaggia che è el impenetrable, nel profondo Chaco argentino, la noia domina le mie giornate come un grande sole appannato...inarginabile, si fa persino dolorosa quando mi tocca condividerla, come qui con la giovane donna di Seattle, come coi pompieri che cosi' spesso mi ospitano, e le cose da dire finiscono dopo pochi minuti(a farla lunga), e allora mi metto a fare i cazzi miei, necessari o meno, per evitare al max. quella spiacevole sensazione di insufficienza comunicativa che cala tra me e gli altri teatranti, preoccupati-si potrebbe dire-anzitutto di non lasciare un segno, un barlume di ricordo nello strano ospite italiano, il bababici.
L'unico sollievo è sapere che me ne pedalerò via, ancora una volta.
Come domattina.
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