mercoledì 9 luglio 2014

Another day in Paraguay, Ybycui, 9 luglio 2014

IN UN MONDO troppo pieno di tutto, alcuni decidono che la cosa migliore da fare è lavorare gratis, anzi: pagare per lavorare.
Tra questi, la gentile Julia, che da due anni occupa questa casetta nella campagna paraguaya poco a sud di Ybycui.
"Bello, hai scelto un bel posto qui in Paraguay" le ho detto due giorni fa, al mio arrivo qui in qualità di couchsurfer (e di suo primo ospite come couchsurfer, nella mia lunga carriera).
"Non l'ho scelto io, mi ci hanno mandata, coi Peace Corps non puoi scegliere dove andare, puoi rifiutare, ma poi non ti proporranno nient'altro".
E' dura, allora, lavorare pagando! C'è competizione, anche per lavorare pagando, e certi che si lamentano che ci sia competizione per lavorare pagati!



Attendevo con molta curiosità di sbarcare qui a casa sua, non capita spesso che una giovane donna sola mi ospiti: che accadrà? mi lascerà andare via? mi lascerà mangiare tranquillo quei rigatoni che attendo di masticare in pace da qualche settimana? Ma facevo finta: è un pezzo che ho scoperto che il massimo che posso sperare, è che non accada niente di male.

Beh, non sta accadendo alcunchè di male, qui chez Julia, anche se mi sento un pò come Koistinen, protagonista sciagurato di un film dell'immenso Aki kaurismaki che ieri sera ho rivisto con Julia: come Koistinen, fatico a sucitare interesse, in Julia in particolare, ma del resto anche lei non ne suscita in me, almeno con tutti gli stracci che ha addosso, con quest'umidità insopportabile e questo venticello australe che fin qui sul Capricorno viene a gelarti la schiena, però qualche domanda gliela faccio, la mia apatia cerco di combatterla, perchè non la considero accettabile, mentre lei no, me la tira in faccia senza ritegno(l'apatia) e mi fa credere che la disturbo se le parlo mentre digita qualche cazzata sullo smart phone...a un certo punto volevo dirle: Eh, Julia, anything wrong? guarda che per me vai bene,anzi, mi piaci molto! Ma poi non ho detto niente, peccato.

La noia(gratis, ci mancherebbe) fa parte dei miei bagagli da un pezzo, e da un mese, da quando ho lasciato quell'area selvaggia che è el impenetrable, nel profondo Chaco argentino, la noia domina le mie giornate come un grande sole appannato...inarginabile, si fa persino dolorosa quando mi tocca condividerla, come qui con la giovane donna di Seattle, come coi pompieri che cosi' spesso mi ospitano, e le cose da dire finiscono dopo pochi minuti(a farla lunga), e allora mi metto a fare i cazzi miei, necessari o meno, per evitare al max. quella spiacevole sensazione di insufficienza comunicativa che cala tra me e gli altri teatranti, preoccupati-si potrebbe dire-anzitutto di non lasciare un segno, un barlume di ricordo nello strano ospite italiano, il bababici.
L'unico sollievo è sapere che me ne pedalerò via, ancora una volta.
Come domattina.



Nessun commento:

Posta un commento