mercoledì 23 luglio 2014

Yataity del Norte, Paraguay, dom. 20 luglio 2014
NO,GRAZIE, IL MATE MI RENDE NERVOSO

C'è delle volte che il viaggio s'inghippa: stanchezza senza vie di fuga, solitudine da wasteland, mal di testa, problemi meccanici, gentaglia che non si toglie dai piedi...ed è proprio la situazione in cui mi ritrovo, qui nella piccola Yataity del Norte, una strada colle case attorno. E una stazione di polizia dove mi accingo a ripassare la notte.


Intanto, sfatiamo un mito: "il Paraguay è piccolo"...per me si è fatto enorme, non ne posso più, vorrei esserne già sulla frontiera. Invece, mancano 300 ondulati, noiosi, ventosi, faticosissimi kilometri alla frontera de Bella Vista! Tre settimane e poco più che ci sono, ma mi sembra una vita, non ricordo dove fossi prima che in Paraguay, ma ricordo che era bello...

Ieri ne ho fatti 80, gli ultimi  20 costantemente alla ricerca di un posto per accampare, mentre l'aria si faceva fredda e una collina tirava l'altra.
Ma dove può poggiare il capo,  un bababiciviaggiatore?
1) Una bonanima ti invita a casa sua.
2) Ti butti in mezzo ai cespugli, se ci sono(e se te la senti).
3) Vai in un albergo(se c'è, e se puoi)
4) Ti rivolgi alle istituzioni: scuola, pompieri, polizia, municipalità, polisportiva, o anche l'eglise...
5) Ti sei cercato su internet qualcuno che ti ospiti.
Nessuna delle 5 opzioni garantisce alcunchè, ma 4 sono gratis, che è un ottimo inizio.
Così, ieri, all'imbrunire, ero lì sul bordo della strada che taglia in due Ytaity: la maglia sudata, infreddolito, maledicevo gli scoppiettii delle moto onnipresenti(qui nessuno cammina) e mi rendevo conto che qui ero nel caso 4), dovevo rivolgermi a un'istituzione, allora mi incammino verso la Polizia, pronto a presentarmi al solito modo, sforzatamente simpatico e volutamente ingenuo: "Vedete, soy un ciclista de Italia, voi sapete mica di un posticino tranquillo dove mettere la mia tenda? mi avevano detto che qui c'era un hotel, ma sembra di no...". Che accadrebbe in Italia, e in Europa, in una simile situazione, mi chiedo spesso?
Qui in Paraguay, va quasi sempre liscia, un rassicurante "ma sei venuto davvero dall'Italia in bici?", un'occhiata al passaporto, un "chiedo al capo", e poco dopo sono lì che mi affanno ad aprire baracca e burattini.
Ma qui è andata in un altro modo: il giovine poliziotto, seduto nel pick-up, era molto sospettoso, e in particolare insisteva sul lato economico: ma soldi ne hai? e chi te li dà? e dove li trovi? ma hai da mangiare? (ma hai il dentifricio? mi chiederanno anche, più tardi).
Ho dovuto dargli la Carta di Credito, allora lui ha chiamato il capo, che l'ha soppesata e poi mi fà: perchè non ti metti nella stanza degli ospiti?
La notte è fredda, ci sono i serpenti etc etc
E parcheggio subito la bici nella stanza, vuota e ordinata (prima che io la disordinassi). Il capo, sui 60, torna nell'auto, al lato della mia finestra, e ci si rinchiude, la radio al max, una musica di merda da rompere i timpani...decido di aspettare, ad aprire i bagagli, se la musica non dovesse smettere dovrei andarmene, anche di notte.
Poi, ha smesso. Ancora delle interviste, mentre ordinano per me una cenetta:
che gentili! ma perchè non esserlo fino in fondo, gentili, perchè non lasciarmela assaporare tranquillo, la cenetta-omaggio?
Insitono che ciucci con loro il mate, vera religione in Paraguay, ma gli ripeto che "no, grazie, il mate mi rende nervoso".
Gliel'ho ripetuto anche stamani il "no, grazie, il mate mi rende nervoso", mentre mi facevo un ennesimo caffè... Sotto il portico della cucina, ero impegnatissimo a centrare la ruota posteriore, comprata 4 giorni fa appena, ce l'avevo ormai fatta, quando CRACK! si spezza un raggio, e la ruota è di nuovo un disastro... E proprio in quel mentre, il capo, che si diverte a parlarmi in guaranì, decide di spostare la sua auto di qualche metro, metterla al mio fianco, e piazzare di nuovo la sua musichetta a tutto volume: "Che tipo di musica preferisce, usted?" mi chiede uno dei due giovani poliziotti: non credo di aver mai guardato nessuno con uno sguardo così carico d'odio!

Intanto, cucinano la carne alla brace, e poi arriva la famiglia del capo, da una città vicina, moglie, figlia e zia. Portano altra carne, arrosto di maiale, e riso condito. E kili di mandioca bollita...
Il capo,lui, continuia ad ascoltare la musica a tutta:
"Ma non bisognerebbe rispettare anche gli altri?" gli chiedo.
"Che? No, siamo in democrazia, il rispetto c'era ai tempi della dittatura". Ehh, il caro vecchio Stroessner! Peccato, sono arrivato in ritardo!
Ma il capo,lui, non scherzava, era serio.
Cerco di mangiare l'arrosto, che intanto era freddo e duro, fibroso, in Argentina ti arrostirebbero vivo per una schifezza di arrosto così, e iniziavo a pensare di sloggiare nel pomeriggio, pur stanco, pur con la ruota di traverso, e rinunciare al letto gratis per un'altra notte, la musica mi rendeva rabbioso, non riuscivo neanche a ingoiare la gazzosa...poi il capo spegne la radio: "Per adesso basta" dice.
Le donne non parlavano, poi la zia mi fa:
"Quando tornerai in Paraguay?", altra tracimazione di odio, poi le dico:
"Dopo la risurrezione di Stroessner".

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