Gli ultimi giorni in Paraguay, 2 agosto 2014, Bella Vista Norte
Le frontiere sono messe lì anche per dare fastidio. Nell'uniformità spesso
noiosa che caratterizza il Sudamerica, quella tra Paraguay e Brasile almeno
è anche una frontiera linguistica, quindi più forte, più vera...
Questo non mi preoccupa: la noia solitaria, il sentirmi quasi sempre fuori
posto, dovrebbe essermi garantita anche no Brazil...
In una fredda giornata di vento, avevo infine lasciato i pompieri di Santanì,
ormai 8 giorni fa. All'imbrunire, mi scaricano lì dove un grande cartello dice
"Parque Nacional Cerro Corà". Poco dopo, sono lì che ciarlo col gioviale
Guardaparque, un tizio insignificante che da decenni è lì. E' tardi per andare
al campeggio, 2km all'interno, e accampo tranquillo nei pressi dell'amministrazione.
Il clima si è rifatto mite, si sta benissimo.
La mattina dopo vado al campeggio, nei pressi del rio Aquidabàn, mi metto sotto
una specie di porticato, lontano da un gruppo di scout.
In regalo: luce, presa elettrica, acqua potabile a due passi, e la voce magnifica
del rio.
Ho da mangiare per forse tre giorni, ma la mattina dopo ciarlo coi capi-scout,
che mi invitano a pranzo e poi mi regalano pane ed altro: un giorno in più di
autonomia. Gli scout se ne vanno, e restiamo soli il rio e me. Me la passo
il più tranquillamente possibile, tra cucina, lavaggi vari, rammendi, e letture
copiose sulla laptop che è sempre sottocarica.
Sono stato lì per 4 giorni, in compagnia di un defunto, Tiziano Terzani, di cui
ho divorato "Un indovino mi disse" e visto le ultime interviste, che avevo
scaricato giorni prima. il libro m'ha dato voglia di tornare in Asia, che
a leggere Terzani pare un groviglio formidabile di culture...ma già 20 anni fa
-epoca in cui scrisse il libro- l'Asia si stava appiattendo sotto il peso
del consumismo e a Terzani piaceva sempre meno: che ne direbbe,oggi?
Forse è meglio che sia morto, così non deve assistere al macello culturale
totale della sua Asia, inclusa l'India che pure lui non conosceva ancora.
Ma il Paraguay è così drammaticamente noioso, che la voglia d'Asia rimane.
La calma al lato del rio, comunque, non mi assorbe: la testa non si ferma un attimo
e martedì decido di sloggiare...ma poi ci ripenso, esco a cercare un negozio,
che trovo a circa 6km, e torno in fretta in quell'oasi di pace: so troppo bene
quanto sia rara, una pace così oggi, in Paraguay e altrove! Ed anche assai comoda, e
gratis... Il clima è perfetto, sole caldo, notti appena fresche, nessuna zanzara...
Pochi uccelli, ma un picchio lavora lì nei pressi.
Il mercoledì però me ne vado, ci metto una vita a chiudere i bagagli,
e mi ritrovo sotto un sole improvvisamente tropicale, grondo di sudore
sul solito saliscendi, in un paesaggio che è il più bello del Paraguay: grandi
torri di rocce color ocra, coperte di vegetazione rigogliosa, e questo
quasi a 360 gradi. Arrivo al bivio per Bella Vista, lì lascio l'asfalto che corre
verso Asuncion e inizia lo sterrato, assai temuto, ma non cosi' brutto.
All'imbrunire chiedo acqua in una delle poche case, il signore me la dà, e gli
chiedo allora se "più avanti non troverò un posto per accampare", e-come
speravo-lui m'invita a restare lì da lui, una magnifica casa in legno, vecchia,
e il letto ha la rete che è fatta di striscie di cuoio intrecciate!
Juan è lì da solo, ha 65 anni, un contadino d'altri tempi, austero da far paura,
in confronto sono uno sporco consumista vizioso... fa cena con un bicchiere
del latte dei suoi zebù, a me ne dà un bicchiere, oltre che un piatto di feijoada
con carne secca di manzo, cotta.
La notte scorre serena, la mattina riparto: vedo che mi attende una lunga salita,
e noto che la strada si è abbassata, deve essere passato uno schiacciasassi...
Dopo una lunga, faticosa collina, si scende un pò, e ne inizia un'altra molto
ripida: il fondo si spappola, diventa un impedalabile strato di polvere rossa,
che i camion sollevano per centinaia di metri. Devo scendere e spingere, e anche
così fatico a stare in piedi. Il sole è impietoso. Bestemmio, m'incazzo, e arrivo
alla fine della salita, dopo forse un'ora...e lì scopro che la sabbia continua,
impossibile pedalare, neanche a tratti... Scarico la bici e mi siedo
a bordo pista...spero che un pick-up mi tiri su, ma vanno tutti nell'altro senso.
Resto lì seduto fino all'imbrunire, l'unico che si ferma è uno spacciatore di droga,
comletamente fatto, che fatico a scacciare. Poi, stanchissimo, torno sui miei passi,
avrei voluto tornare da Juan (che la mattina voleva sapere quando sarei tornato...)
ma a stento arrivo ad una scuola, ai piedi della lunga salita.
Il maestro-custode ci mette un pò a capire chi-cosa abbia davanti, ma poi
si rilassa e mi offre-anche lui-del latte... Monto la tenda dietro la scuola,
nei pressi della sua casa malconcia, dove ci sono anche il figlio con la moglie
e una bambina. Al solito, ciò che li sorprende di più e la minicucina ad alcohol,
con cui sforno un piattone di tagliatelle.
Il giorno dopo, ossia ieri, mi alzo stanco, con un gran mal di testa, e inizio
ad attendere che un veicolo mi porti via da lì...alle 9 passa un bus, ma non ha posto
per i bagagli...dice che dopo un'ora ne sarebbe arrivato un altro, ma non arriva niente.
Il sole picchia fortissimo, e alle 12 decido di sdralaccarmi all'ombra, nel cortile
della scuola. So che alle 16 passerà un altro bus...ma verso le 14, vedo che la
maestra corre verso la strada: "Tra poco arriva il bus delle due!" mi dice. Corro
a prendere bici e bagagli e li metto lungo la strada, ma il bus delle due resta
un sogno...resto lì ad attendere quelle delle 16, ma anche questo non ha posto
per i bagagli. Incazzato, esausto, riporto tutto nel cortile della scuola,
e decido che se oggi il bus delle 9 non si fosse fermato, sarei ripartito in bici
in senso contrario e sarei entrato in Brasile per la strada asfaltata, pur 150km
più lunga. Il figlio del maestro lui, insiste che la strada per Bella Vista non
è tutta sabbiosa, solo qualche km, ma io non mi fido.
Metto la tenda davanti alla scuola, stavolta, per stare per i fatti miei, la terra
è ancora calda per il sole della giornata. Verso le 22, sto per dormire,
ma arriva uno a gridarmi che un suo amico partirà con un pick-up per Bella Vista,
alle 5 di oggi, e mi ci può portare...era il figlio del maestro. Quasi eccitato,
metto la sveglietta alle 4 e torno a dormire.
Stamani, dopo una frettolosa colazione, prima delle 5 ero già lì ad aspettare...
Anche a quell'ora, mentre a est c'era un balbettare rossiccio, l'aria era tiepida:
fine dell'inverno tropicale?
E aspetto...è quasi giorno, e del mio salvatore nessuna traccia. Cristoooo!
Resto calmo...poi,del tutto inatteso, arriva un bus, gli faccio segno, e cinque
minuti dopo sto finalmente andando via da quella maledizione, dopo tre giorni di
pene... Parlo col vicino, che ha un ristorantino, e alle 8 e mezzo sono con lui
a tomare un mate, a Bella Vista Norte!
Poi vado alla Migra, e c'è una sorpresina: sul lato paraguayo la Migra c'è,
e mi stampa l'uscita, ma su quello brasileiro non esiste, e sarei dovuto entrare
dall'altra parte, sulla strada asfaltata!
Così entrerò in Brasile illegalmente e solo tra 8-10 giorni troverò un ufficio della migra,
ma già sul confine boliviano...decisamente qui a Bella Vista non sarei mai dovuto
venire.