Vatohori, Domenica 29 maggio, sera
95 km
Adesso l'Albanistan è davvero vicino.
Vatahori è la mia città ideale: sei abitanti, di cui solo quattro permanenti.
Le stradine di pavé sconquassato non portano da nessuna parte, qui; i
vecchi muri di fango deformati dal peso dei tetti, le finestre e le porte
sprangate dietro i cespi di erbacce. L'erbaccia mi accompagna ovunque,
qui in Grecia: ce n'erano già all'uscita dall'aeroporto di Salonicco e non
mi hanno mai abbandonato: potrebbero disegnarla sulla bandiera,
l’erbaccia, in questo paese...
Ieri, altro soggiorno mancato: quello a Kastoria. La piccola città prende
nome dal castoro, che una volta abbondava nelle acque del lago... oggi
ne restano la miriade di fabbriche di pellicce, principale industria del
posto. La parte vecchia è sulla stretta lingua di terra che conduce alla
penisola boscosa, proprio in mezzo al lago, che ha una forma quasi circolare.
Ci sono arrivato stanco, e la pausa pranzo su una panchina del lungo
lago è durata ore. Un certo via-vai nel sole del sabato pomeriggio c'era.
L'idea era di percorrere la stradina che fa il giro della penisola e
sbattermi da qualche parte per la notte, ma temevo di essere disturbato
e alla fine me ne sono andato... Avevo visto le indicazioni per l'Albania
all'entrata a Kastoria, ma uscendone non le ho più trovate.
Mi sono perso nella zona delle odiate fabbriche di pelliccia, deserta, e
ho fatto un giro della madonna sull'ultimo scampolo della disertata
autostrada del nord, prima di uscirne e ritrovarmi solo tre o quattro
kilometri a Nord si Kastoria, che avevo lasciato quasi due ore prima!
Chiedo in una stazione di servizio, innervosito, dove sono, ma nessuno
sa dirmelo... poi un giovane mi spiega da che parte si va in Albania. Si è
fatto tardi ed è l'ora della cena e della tenda: per fortuna c'è la solita
chiesetta di campagna con annesso cimitero, poco lontano dalla strada,
e ci vado senza indugio. Perfetto... ma sento una musica da discoteca,
di provenienza ignota e non mi fido, potrebbe andare avanti fino a tarda
notte e non la sopporterei, mi tocca tornare in sella e continuare, al buio,
alla ricerca di un posto più silenzioso, dio li maledica.
Poi, appare una grande chiesa, o forse un santuario, poco sopra la
strada: Koromilia è una piccola frazione, poche case attorno all’enorme
chiesa. Mi sistemo in un cortiletto lastricato, dietro la scuola.
Ogni tanto sento delle voci da qualche casa, ma niente musica techno o
similari.
Sul muretto spargo pentolame e cibarie: dopo anni, è l'ora di una grande
insalata di barbabietole rosse, molto condite, con quell'olio d'oliva greco
al cui sapore penso per tutta la giornata.
Forse ne ho mangiate troppe, però: verso mezzanotte, i brontolii della
pancia diventano spasimi, e nel dolore esco dalla tenda e corro al
cesso, poco distante... e scopro che è chiuso a chiave. Mi piglia il
panico, cerco due sacchetti e li metto uno dentro l'altro prima di
scaricarci una quantità di merda impressionante. Poi vado a gettare il
malloppo in un cassonetto, nel buio della via a lato della scuola.
La notte si fa lunga: non riesco a prendere sonno, la pancia è in
subbuglio e poco prima dell'alba devo ripetere l'operazione e tornare al
cassonetto.
Mi alzo stravolto e col mal di testa... La gente va a messa, ma nessuno
mi vede. Pulisco il pavimento dagli schizzi, usando dei vecchi pantaloni.
Poi devo correre di nuovo: faccio appena in tempo a raggiungere un
prato, dall'altra parte del santuario, e il colore è lo stesso delle
barbabietole: indovinate cosa ho fatto con le due barbabietole
rimanenti?
Stanco, ma leggero, rifaccio i bagagli e parto. Purtroppo si mette male:
le gambe sono vuote, e la strada si impenna. Arrivo al culmine con molta
fatica e scendo in una bellissima valle boscosa. Cartelloni gialli
avvertono della presenza di orsi e lupi... magnifico!
Nel magnifico paesaggio, giungo al bivio: dritto si va a Florina, a sinistra,
l'Albania. È molto presto, ma la stanchezza e insopportabile. Quando
vedo l'abitato di Vatohori, non ho dubbi: qui voglio vivere, anche se solo
per un giorno. Attraverso il ponticello e mi metto nel solito rondavel, ho
solo la forza di stravaccarmi sulla panchina. Qualche visitatore
domenicale mi passa accanto.
Non ho appetito, ma decido di mangiare qualcosa (non barbabietole,
chiaro). Nella notte però qualche animale mi ha portato via il pane dalla
borsa e vado a chiederne in una casa, dove una famiglia si è radunata
per il pranzo domenicale... Aspetto un bel po’, poi mi regalano pane,
fetà, prosciutto e pomidori.
Passo il pomeriggio a mangiare, lavare panni nella fontana, cercare
inutilmente di riposarmi.
Tre giovini giocano a basket lì vicino, parlo con Nestores, che vive a
Kastoria ma possiede l'unica casa restaurata del villaggio. Quando gli
dico che penso di recarmi in Albanistan e poi in Macedonia, scuote il
capo con disappunto:
-In Macedonia ci sei già, quella è Skopie...
Questo della Macedonia è un tema scottante per i Greci, negli anni '90
ci fu una grave crisi diplomatica in proposito: la regione storica della
Macedonia è per due terzi in Grecia e per il resto nell’ex repubblica
iugoslava, che, oltre a tutti i problemi che già deve affrontare (economia
molto zoppicante, problemi etnico-religiosi con kosovari ed albanesi...)
ha anche quello di non sapere come chiamarsi! Vorrebbero chiamarsi
“Repubblica di Macedonia”, ma per i Greci non va bene, hanno
addirittura chiesto alla loro matrigna, l’UE, di “non parlare” col governo di
Skopje se questo non smette di chiamarsi Repubblica di Macedonia...
Inoltre, per i Greci gli abitanti della Repubblica di Macedonia non
possono chiamarsi Macedoni... L’UE ha deciso di chiamare la
Repubblica di Macedonia “FYROM” (Former Yugoslavian Republic of
Makedonia), un appellativo assai indigesto, mentre i Greci hanno
inizialmente proposto “Macedonia del Nord”, ma poi hanno ritirato anche
questa concessione! Per ripicca, il governo di Skopje ha iniziato a
riempire le sue piazze di statue dei due grandi eroi macedoni,
Alessandro il Grande e Filippo di Macedonia...
Se dire “Macedonia” mette i Greci sul piede di guerra, non va molto
meglio con l’Albanistan, che non suscita rabbia, ma neanche
entusiasmo:
-Ci sono stato solo una volta e non ci tornerò. È orribile, pieno di
gentaglia che vuole derubarti, faresti meglio a non andarci.
-Devo andarci, ormai sono qui... poi prenderò un ferry da Durrës.
-Fai come vuoi, ma stai molto attento. Guidano malissimo.
Verso sera, ho di nuovo fame: vado a bussare alla porta di Nestores e
chiedo del pane, ma non ne hanno. Strano. Allora chiedo a dei vicini,
una giovane famiglia albanese, e mi danno pane in quantità.
Ringrazio la giovane donna e torno al rondavel. I pochi avventori della
domenica se ne sono andati e Vatohori è pura pace. Poi la famigliola
albanese esce per una passeggiata: il padre viene verso di me con una
gran borsa piena di pane, affettati, formaggi, verdure...forse gli albanesi
non sono tutti cattivi, penso.







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