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martedì 29 novembre 2016

DAI BALKANI AGLI APPENNINI 2, AGIOS ANASTASIOS

Agios Anastasios, Martedì 24 maggio, sera
181 km


Che pace magnifica, qui!
Tre Ciclogiornate con la "c" maiuscola, e in Grecia mi sento come a
casa: non c'è proprio nessun problema, l'India ora è davvero lontana, col
suo caos sporco... qui si è in pochi, ed in particolare io sono bello solo.
L'inglese serve poco, e il mio greco è fatto di due parole:" Yassù", ciao,
e "Mirò", acqua... sto ancora imparando a dire “grazie” !
La pianura delle risaie è finita poco dopo aver lasciato il capannone di
Vraicha: era domenica mattina, il negozio di Saikis era chiuso, e mi son
ritrovato sulla E 75 verso Atene: ancora nessun pedaggio, e le
alternative all'autostrada erano complicate, nonostante avessi cercato
molte informazioni in proposito. A un certo punto sono uscito dalla E 75,
ma ho solo perso tempo e ci sono tornato per altri 10 km, poi ho trovato
il primo pedaggio, due impiegate mi hanno detto che potevo uscire dopo
altri 6m e così ho fatto. La costa era vicina, e con una lunga discesa
arrivo a Pydna. Ho solo del pane, tocca sperare che a Katerini ci sia un
super aperto.
Invece lo trovo a Paralia, località balneare, proprio sotto l'Olimpo, che il
maltempo di questi giorni ha spruzzato di neve. Dopo la scarsità di cibo
di questi giorni, ho esagerato nelle compre al Lidl di Paralia: non sapevo
dove mettere tutto quanto, benché abbia saputo evitare la bottiglia d'olio
d'oliva che tanto desideravo... ho appeso una borsa di plastica al
manubrio con le cose più ingombranti e sono partito verso le montagne,
nell'aria fresca e limpida.


Dopo la città di Katerini, sprofondata
nell’assopimento domenicale, si sale dolcemente tra i boschi, a Nord
della montagna degli dei. Inizio a essere stanco e cerco dell'acqua e un
posto asciutto per accampare. Lungo la strada, un improbabile campo
profughi UNHCR, forse dieci tende, e donne col foulard e bambini che
passeggiano al tramonto; lì nei pressi in un bar mi riempiono le bottiglie
d'acqua olimpica, e ormai rimane "solo" da cercare il posto per
accampare. Grandi prati, verdissimi ma anche umidissimi... il traffico è
quasi inesistente, ma un grande tasso nero giace in mezzo alla strada,
le budella schizzate via... che tristezza!


Riesco a sistemarmi per la notte in un bosco di latifoglie, dopo essermi
allontanato dall'asfalto su una sterrata che porta a dei pascoli: i cani dei
pastori sono venuti a trovarmi, abbaiando furiosamente, poi la notte è
stata calma, perfetta per prepararmi alla lunga salita che restava...
Avevo letto e riletto il blog di James, altro ciclista, e la salita verso Agios
Dimitrios pareva seria... ma ieri è stata un'altra ciclogiornata ideale.
Agios Dimitrios è un piccolo villaggio, in giro non si vede nessuno, con
un vecchio albergo-ristorante come unico locale aperto, posto
bellissimo... sono entrato, ho visto i prezzi e sono subito uscito
dicendomi che “ci tornerò in una situazione più opportuna”, allora il
gerente è venuto a cercarmi sulla via mentre stavo cambiando il cavo
del cambio, per regalarmi pane e fetà, non sono riuscito a ricordarmi
come si dice “grazie” ma tanto il signore era sordomuto... in seguito un
venditore ambulante mi ha regalato qualche verdura, rifiutando di
pesare quello che avevo scelto.

Poi la strada sale più dolce fino al passo, e si scende verso Elassona.
Finisco per accampare pochi kilometri prima della cittadina, su delle
terrazze naturali di roccia con un magnifico panorama montuoso: a est
le ultime propaggini dell'Olimpo avvolto di nebbia, a ovest il tramonto
arancione, che è durato all'infinito. Altro posto tranquillissimo, benché la
strada fosse a duecento metri scarsi, dietro un dosso roccioso.

Stamani, ignoravo la fatica che mi attendeva: il blog di James mi aveva
avvisato dell'aspra salita ad Agios Dimitrios, ma non dell'agonia tra
Elassona e Deskati! Così, fiducioso, ho lasciato il super di Elassona e
ho iniziato a percorrere la strada che sale verso ovest, tra grandi prati
coltivati e zone rocciose... il vento contrario era freddo e teso ed arrivare
al passo mi ha preso tutta la mattinata. Il vento mi ha fatto soffrire fino a
Deskati, persino in discesa era necessario pedalare. Un riposino al sole,
poi abbandono la cittadina, dall'aria semideserta, e al bivio prendo verso
sud e le Meteore. La strada serpeggia tra boschi di latifoglie, mentre
risale un'altra vallata, ampia e vuota. La stanchezza si fa sentire, e
quando sto per raggiungere il passo vedo questa cappella poco
distante, Agios Anastasios, con tanto di tettoia, panche e tavoli: solo la
mancanza d'acqua resta un problema, ce n'è una tanica da 20 litri, ma
sarà potabile? La risposta arriva quando un signore mi raggiunge, in
auto: avevo già aperto la tendina e mi stavo rilassando un po' nell'aria
molto fresca: "Mirò? oxi!" mi ripete, e riesce a farmi capire che dall'altra
parte del passo, a 2 km , avrei trovato l'acqua potabile. Non capisco
però perché uno debba lasciare lì una tanica d'acqua non potabile...

Il tizio se ne va, kalispera!, e senza voglia rimonto in bici e vado a
cercare l'acqua... in effetti, poco dopo il passo, c'è un piccolissimo
centro abitato, K., con una sola casa abitata dove riempio le bottiglie... i
tre anziani lì residenti parlano solo greco, ma capiscono tutto di chi
sono, dove dormo e dove vado... kalispera2!
Trovo che la barriera linguistica dia un tocco di esotismo alla Grecia: mi
piace faticare per interpretare i cartelli e l’assai scarsa diffusione
dell’inglese nelle campagne mi aiuta a non parlare troppo... anzi, a non
parlare proprio! Credo anche che, dall’altro lato, avere una lingua così
poco parlata all’estero e col suo caro vecchio alfabeto protegga la
Grecia dagli eccessi della modernità, che è robaccia anglofona...
almeno lo spero per loro! Purtroppo la protezione è culturale, non
finanziaria, e le cifre deficitarie dell’economia greca sono comprensibile
anche da quelli della Troika, che il greco di certo non lo parlano...
Qui, posso respirare l'aria fredda in tutta tranquillità: erano mesi, dalle
montagne del sud dell'India, che non provavo questa magnifica
sensazione, l'Infelicità Perfetta, sintesi della positiva stanchezza dopo la
ciclogiornata, la calma e la bellezza del luogo, la certezza che nessuno
verrà a scocciarmi o fare casino, l'illusione che il mondo non sia ancora
del tutto fottuto dalla folle e devastante presenza umana... resta
un'infelicità, mi sento comunque disconnesso dalla natura circostante,
che pure cerco di rispettare al massimo, e sono anche disconnesso dal
consorzio umano, i cui lati deleteri mi sono sempre più presenti e
sempre più indigesti e che preferisco sfuggire per quanto posso.