DAI BALKANI AGLI APPENNINI
e ritorno agli Appenini
Maggio-Giugno 2016
Prima parte: Grecia, Macedonia, Albania
Vrachia, Sabato 21 maggio, sera
65 km
"Ahh la Grecia... la Grecia è case bianche nel sole accecante del meriggio, mare azzurro da morire, squisita cucina mediterranea con un tocco orientale e il vino della sua terra generosa, un asinello nelle viuzze erte cariche di storia, rovine millenarie che si stagliano imperiture contro il cielo blu..." BALLE! Per ora, la Grecia è cielo cupo, stradacce piene di pozzanghere, pioggia fredda nel vento freddo, paesaggio senza paesaggio, piatto e grigio tra le risaie, zone industriali abbandonate... e la solita ricorrente zuppetta di noodles istantanee che da un anno accompagna molte delle mie serate... eppure sono contento, qui nel capannone ai bordi della minuscola Vrachia, perché la calma è quella che da troppo tempo mi mancava e perché con questa pioggia essere sotto un buon tetto è molto gradevole e rassicurante: il bello di prendere deliberatamente dei rischi, è di riuscire poi a scamparla. La storia fa strani scherzi: era molto più facile comunicare nell'esotica India che qui, nella culla della civiltà occidentale... però Saikis, il giovine del negozietto, se la cava egregiamente con l'inglese e così posso scocciarlo con le mie modeste-ma numerose-richieste: è un buon tipo, mi sta aiutando molto...eppure ieri pomeriggio, mentre stavo infreddolito sotto la tettoia del negozio, a mangiare pane ed olive cogli albanesi delle risaie, mi facevo problemi a chiedergli se sapesse dove potrei mettere la tenda per la notte. Ero stanco e affamato, reduce dalla grossa discontinuità del doppio volo Delhi-Mosca-Salonicco: davvero l'aereo è il non-viaggio, uno si ritrova catapultato in una nuova realtà, forzatamente impreparato, stravolto per le attese insonni e il fuso orario, confuso (terrorizzato) dal cambio di moneta, col corpo che non capisce come mai prima ci fossero 45 gradi e dopo solo 15...
Pochi anni fa, la Grecia era un paese senza importanza, raramente appariva nei giornali... adesso "parlatene male ma parlatene" occupa persino la prima pagina del New York Times, era dai tempi ellenici che la Grecia non assumeva il ruolo di leader in Europa: leader nella crisi, ma pur sempre un leader... LA CRISI GRECA: mi attendevo molto, dalla crisi greca... sarà visibile? sarà soddisfacente? mi eviterà l'inevitabile noia dei paesi sviluppati? si sentirà il profumo dell'apocalisse imminente? questo mi frullava nella testa dolente per la stanchezza mentre l'altro ieri osservavo i nuvoloni scuri dall'Aeroflot che mi portava a Salonicco. L'aeroporto mi ha fatto ben sperare: piccolo, il tarmac degradato, la hall vuota di gente e di negozi, fa l'impressione di un aeroporto di provincia poco frequentato, dove non è previsto alcun diversivo. Dopo lo scintillio del nuovo aeroporto di Delhi e la serie infinita di ristoranti di quello di Mosca, un bel cambiamento. Ci ho messo due ore a rimontare la bicicletta, e sono uscito che imbruniva. Avevo passato ore a leggere blog, guardare cartine, cercare qualcuno che mi ospitasse -ciclisti e no- per prepararmi a quel momento critico: lo sbarco in Europa dopo quattro anni di assenza. Epanomi era la mia prima destinazione greca: un villaggio sul mare a 20 kilometri dall'aeroporto, con un parco dove avrei potuto piazzare la tenda per la notte... ma chi aveva voglia di fare 20 kilometri? La strada risulta subito troppo trafficata, pericolosa... capannoni dismessi, erbacce alte tre metri, nessuno cui chiedere indicazioni. Ma è andata bene: dopo soli 3 o 4 kilometri, avevo già potuto riempire le bottiglie di acqua potabile, ed avevo trovato uno spazio per accampare molto tranquillo presso un'enorme costruzione non terminata, alle 10 ero già nel sacco a pelo... ottimo, Welcome To Greece!
Pochi anni fa, la Grecia era un paese senza importanza, raramente appariva nei giornali... adesso "parlatene male ma parlatene" occupa persino la prima pagina del New York Times, era dai tempi ellenici che la Grecia non assumeva il ruolo di leader in Europa: leader nella crisi, ma pur sempre un leader... LA CRISI GRECA: mi attendevo molto, dalla crisi greca... sarà visibile? sarà soddisfacente? mi eviterà l'inevitabile noia dei paesi sviluppati? si sentirà il profumo dell'apocalisse imminente? questo mi frullava nella testa dolente per la stanchezza mentre l'altro ieri osservavo i nuvoloni scuri dall'Aeroflot che mi portava a Salonicco. L'aeroporto mi ha fatto ben sperare: piccolo, il tarmac degradato, la hall vuota di gente e di negozi, fa l'impressione di un aeroporto di provincia poco frequentato, dove non è previsto alcun diversivo. Dopo lo scintillio del nuovo aeroporto di Delhi e la serie infinita di ristoranti di quello di Mosca, un bel cambiamento. Ci ho messo due ore a rimontare la bicicletta, e sono uscito che imbruniva. Avevo passato ore a leggere blog, guardare cartine, cercare qualcuno che mi ospitasse -ciclisti e no- per prepararmi a quel momento critico: lo sbarco in Europa dopo quattro anni di assenza. Epanomi era la mia prima destinazione greca: un villaggio sul mare a 20 kilometri dall'aeroporto, con un parco dove avrei potuto piazzare la tenda per la notte... ma chi aveva voglia di fare 20 kilometri? La strada risulta subito troppo trafficata, pericolosa... capannoni dismessi, erbacce alte tre metri, nessuno cui chiedere indicazioni. Ma è andata bene: dopo soli 3 o 4 kilometri, avevo già potuto riempire le bottiglie di acqua potabile, ed avevo trovato uno spazio per accampare molto tranquillo presso un'enorme costruzione non terminata, alle 10 ero già nel sacco a pelo... ottimo, Welcome To Greece!
Così ieri mattina sono partito assai fresco verso la città: attendevo asfalto devastato, semafori spenti, file di negozi chiusi in svendita, bar desolatamente vuoti dove non avrebbero avuto neanche lo zucchero per il caffè ("sorry, lo zucchero in Grecia non si trova più da due anni"), famiglie intere intente a frugare nei cassonetti (ma ci sarebbero stati ancora, i cassonetti?), uomini bestemmiare mentre inutilmente cercano di far partire vecchie auto coi vetri rotti, bambini scalzi che mi avrebbero rubato i raggi dalle ruote e i lacci dalle scarpe appena mi fossi fermato... NO, tutto ordinato, funzionante, bar affollati, zucchero a gogò, auto appena tagliandate sull'asfalto liscio, boutiques tirate a lucido... che storia è? che balle mi hanno raccontato? Cercando la via Aristotelous, mi ritrovo presso l’antichissima chiesa di Agia Sophia (Ἁγία Σοφία, Santa Saggezza) .
La chiesa risale addirittura al III secolo, ma la struttura attuale è dell’VIII secolo, ispirata dall’Agia Sophia più famosa, quella dell’allora Costantinopoli. Trovo che abbiano costruito edifici troppo vicino alla chiesa, soffocandola un po’. Sto cercando la posta centrale, le vie del centro sono trafficate e piene di gente che passeggia per cui la bicicletta è un impaccio. Chiedo ad un venditore di libri, Mikaelis, di dare un'occhiata alla bicicletta mentre vado all'Ufficio Postale per ritirare il pacco che l'amico Bill mi ha inviato da Oakland: ma il pacco non si trova, non è arrivato, non si sa, ho insistito che cercassero per bene, niente, ma forse è meglio, non avrei saputo dove mettere altre cose nelle borse già stracolme... Torno da Mikaelis, e inizio a lamentarmi che piove, che fa freddo, che la crisi non c'è: "La crisi c'è, ma la nascondono, molti se ne sono andati, ma io rimango... sto qui alla bancarella 12 ore al giorno tutti i giorni e tiro su 400 euro al mese...ma sono a posto così, ho una casa in campagna con l'orto e non ho figli. Il segreto è non avere figli.” Mi siedo sul gradino dei portici e penso a dove andare: inizia a piovere e di colpo le energie se ne vanno. Mikaelis mi manda a chiedere informazioni al kiosko turistico, ma non sono un turista e non so cosa chiedere. Salonicco mi piace, ma è meglio se me ne vado. Mikaelis mi piace, ma la conversazione langue: "Tsipras, Varoufakis... mi attendevo azioni importanti un anno fa" cerco di rilanciare. "Varoufakis è un grande economista, ma non per la Grecia... secondo me è amico di Soros.” "Ma bisogna fare qualcosa, la Grecia è in ginocchio….” "Ma ai Greci piace stare in ginocchio, non hai visto quante chiese ci sono? Poi se ne andranno tutti, tra venti anni ci saranno solo pakistani.” A un certo momento, nel primo semestre 2015, ho davvero creduto che la Grecia, l’ultima della classe, col suo PIL ridicolo e la sua corruzione sfrenata, potesse essere il Davide che batte il Golia, ogni giorno, per mesi, ho cercato affannosamente le informazioni fresche nella speranza esilarante di un titolo come “La Grecia esce dall’Eurozona, panico a Bruxelles e Berlino” o anche “Due milioni di greci assediano il parlamento”… Poi, quel referendum del 6 luglio, l’apice della crisi e della democrazia, l’incredibile coraggio dei greci e l’incredibile debolezza di Tsipras: in quei giorni si poteva fare la storia e non è accaduto. Gol mancato, gol subito: banche chiuse e ulteriore serrarsi della cintura… Mi guardo attorno: via-vai di gente qualunque, scene qualunque da una città qualunque, si direbbe. Forse il seme della rivolta si è seccato? “Caspita, Mikaelis, un anno fa quel referendum mi ha fatto sognare, è stato un grande momento, giorni di una drammaticità favolosa, la verità che rompe gli argini… wow! E poi? Che delusione! Che è successo?” Mikaelis si gira un’altra sigaretta: “Molta gente non si fida dei politici, ma quella volta sembrava che qualcosa stesse davvero per accadere, poi però la codardia ha prevalso… del resto, se Tsipras avesse chiesto di pronunciarsi sull’uscita dall’Euro, probabilmente la paura avrebbe fatto vincere il NO… si sono limitati a chiedere se l’accordo in discussione fosse accettabile, ha vinto OXI, ma senza la convinzione di farlo valere con la troika, così abbiamo perso tutto. Passata l’acme del luglio 2016, la rassegnazione prevale, ci possono prendere tutto ormai, abbiamo firmato la nostra condanna e siamo pronti a firmarla ancora.” Una donna tiratissima guarda i libri sulla bancarella, provo a porgergliene uno con la foto di Varoufakis sulla copertina, ma lei non fa una piega. Decido di andarmene: mi preparo per la battaglia, copro i bagagli con la plastica, faccio ancora una foto ricordo e dopo pochi minuti mi ritrovo sulla temuta E75 che corre verso sud: "Athina 500", ma non ci devo andare. Stranamente si può pedalare sull'autostrada. Dopo il ponte sul fiume Gallikos, esco a Halastra.
Strade con poco traffico, vado verso Kumina e poi, per caso, arrivo qui a Vrachia mentre la pioggia si fa battente. Vedo il negozio con la tettoia e mi ci fermo. Non so cosa fare e così non faccio niente: braccianti albanesi vengono a prendere un caffè e a chiacchierare, alcuni parlano italiano. Osservo la scuola, dall'altra parte della via, e penso di accampare lì, ma mi dicono che la notte la chiudono e non si può. Alla fine mi animo a parlare con il tizio alla cassa: gli spiego che sono italiano in bicicletta, che è il primo giorno in Grecia, che arrivo dall'India, che piove troppo e che se sa di un posto dove posso mettere la tenda... per farmelo amico compro del pane, del caffè macinato-dallo strano colore arancione- e due bottiglie d'acqua, perché l'acqua non è potabile, pare. Mi dice di aspettare, e quando chiude il negozio mi regala una pagnotta farcita di fetà e mi dice di seguire la sua auto. Poco dopo ci fermiamo davanti a questo capannone: tra le erbacce arriviamo all'enorme portone scorrevole e a fatica riesce ad aprire il lucchetto arrugginito: "Questo è l'unico posto disponibile a Vrachia, senza luce e senz'acqua" mi dice. Mi piace subito e lui mi lascia solo.
Il silenzio è rotto solo dallo sbattere della pioggia sul tetto di lamiera, molto alto. Una vecchia Jeep blu mi serve per appoggiare la roba ad asciugare; al fondo, strani macchinari in disuso su cui appoggiare altre cose, il suolo è coperto da uno spesso strato di polvere rossastra. Ci dormo da dio, dopo una cena infinita. Stamattina ho visto che sul palo della luce c'è un grande nido, abitato: la cicogna si è stirata a lungo le grandi ali...
Sono tornato al negozio e Saikis mi ha dato il permesso di soggiornare una seconda notte e mi ha regalato un'altra pagnotta, ripiena di olive e fetà, in effetti ieri non mi ero recato a ritirare soldi e qui di banche non ce ne sono, così avevo solo due Euro. Ci ho dovuto comprare dell'acqua in bottiglia, di nuovo: assurdo, in India cera l'acqua potabile, in Grecia, no... Saikis m’ha svelato il segreto della polvere rossa sul suolo del garage, nonché la “natura” di quegli strani macchinari: si tratta di un sistema per il lavaggio e seccaggio delle patate, e quella sul suolo è una mescola di terra e di bucce di patata… Poi, giornata di calma assoluta e sembra addirittura che il tempo stia migliorando. L'intestino reclamava attenzione, e l'ho accontentato con una gran cagata in un giornale, che ho poi gettato in mezzo ai cardi che circondano la costruzione.
Il silenzio è rotto solo dallo sbattere della pioggia sul tetto di lamiera, molto alto. Una vecchia Jeep blu mi serve per appoggiare la roba ad asciugare; al fondo, strani macchinari in disuso su cui appoggiare altre cose, il suolo è coperto da uno spesso strato di polvere rossastra. Ci dormo da dio, dopo una cena infinita. Stamattina ho visto che sul palo della luce c'è un grande nido, abitato: la cicogna si è stirata a lungo le grandi ali...
Sono tornato al negozio e Saikis mi ha dato il permesso di soggiornare una seconda notte e mi ha regalato un'altra pagnotta, ripiena di olive e fetà, in effetti ieri non mi ero recato a ritirare soldi e qui di banche non ce ne sono, così avevo solo due Euro. Ci ho dovuto comprare dell'acqua in bottiglia, di nuovo: assurdo, in India cera l'acqua potabile, in Grecia, no... Saikis m’ha svelato il segreto della polvere rossa sul suolo del garage, nonché la “natura” di quegli strani macchinari: si tratta di un sistema per il lavaggio e seccaggio delle patate, e quella sul suolo è una mescola di terra e di bucce di patata… Poi, giornata di calma assoluta e sembra addirittura che il tempo stia migliorando. L'intestino reclamava attenzione, e l'ho accontentato con una gran cagata in un giornale, che ho poi gettato in mezzo ai cardi che circondano la costruzione.






